Chirurgia vitreale e vitreo-retinica
Schema base per la chirurgia vitreo-retinica. Passa con il mouse sull'immagine per la spiegazione.
Collegamenti e approfondimenti
Con l'introduzione di una bolla di PFCL (freccie) la retina si riattacca; notare il contrasto con la retina ancora sollevata (grigiastra, sulla sinistra).
Il PFCL viene aspirato a fine intervento con una microcannula.
Contatti
Emovitreo massivo: la vitrectomia è d'obbligo.
Un grosso frammento di cristallino è caduto nel vitreo durante il precedente intervento di cataratta. La vitrectomia precede l'asportazione del frammento stesso.
Una microforbice solleva (a sinistra) ed incide (a destra) una membrana vitreale semitrasparente localizzata al di sopra della retina.
Una micropinza afferra e distacca dalla retina una membrana semitrasparente (freccia).
Il trattamento laser in chirurgia vitreo-retinica è detto "endolaser".
Il vitreo

Il vitreo, che non va confuso con il cristallino, è la gelatina che riempie l'interno dell'occhio, a diretto contatto con la retina: nel disegno a fianco è colorato in azzurro.

Dal punto di vista della consistenza, il vitreo somiglia un po' all'albume dell'uovo: denso e filante, tende ad aderire ai tessuti con cui viene in contatto.

La vitrectomia

Il termine vitrectomia significa letteralmente asportazione del vitreo. Come ricordato altrove, l'asportazione del vitreo è in effetti solo uno dei passaggi in questo tipo di interventi; tuttavia, è invalso nell'uso della pratica clinica il suo impiego per indicare le procedure di chirurgia vitreo-retinica in genere.

Perché asportare il vitreo?

Le ragioni sono molteplici e possono variare da caso a caso. Vediamo, come al solito, pochi concetti essenziali:

  • nei casi di emorragia endovitreale (emovitreo) l'eliminazione dell'opacità è senz'altro una delle ragioni dell'intervento (se non l'unica);
  • in molte forme di distacco di retina, la contrazione del corpo vitreo è alla base del distacco stesso;
  • nelle infezioni endo-oculari (endoftalmiti), il vitreo costituisce un vero e proprio terreno di cultura per germi e parassiti;
  • nei casi di patologia dell'interfaccia vitreo-retinica (fori maculari, pucker maculari) la asportazione del vitreo precede la chirurgia dell'interfaccia;
  • in molte altre patologie, anche traumatiche (corpi estranei endo-oculari) o iatrogene (lussazione di frammenti di cristallino), la presenza del vitreo costituisce un impedimento alla corretta esecuzione della procedura chirurgica; per questo motivo, la vitrectomia rappresenta spesso il primo tempo chirurgico.

Indicazioni e procedura

La chirurgia vitreo-retinica consente di affrontare tutte le malattie oculari di interesse chirurgico che riguardano il segmento posteriore dell'occhio.

Lo schema-base per la chirurgia endo-oculare è rappresentato in alto a sinistra. Sono previsti solitamente 3 ingressi, uno dei quali (l'inferiore) è collegato stabilmente ad un tubicino che porta l'infusione di fluido necessaria a mantenere la pressione interna dell'occhio durante le varie manovre. Gli altri due ingressi sono a disposizione del chirurgo, che è seduto dietro la testa del paziente: uno dei due è normalmente impiegato per una fibra ottica illuminante, l'altro consente l'ingresso dello strumento di volta in volta necessario.

Esistono pinze, forbici, spatole, cannule, sonde laser, facoemulsificatori e fibre ottiche in grado di passare attraverso un foro di circa 1 millimetro di diametro (nel caso della vitrectomia standard); lo sviluppo della tecnologia ha portato alla produzione di sonde da 0,5 millimetri, entrate ormai nell'uso comune per interventi non complicati (vitrectomia mini-invasiva).

Un importante ausilio intra-operatorio è dato dai fluidi pesanti (PFCL: PerFluoro Carbonato Liquido) la cui azione può essere sfruttata in moltissimi modi, in primo luogo per ottenere il riaccollamento della retina.

Le foto a lato danno un'idea delle possibilità di azione all'interno dell'occhio.

Sostituti vitreali

Una delle domande più frequenti è: "che si mette al posto del vitreo?". La risposta è … "dipende", poiché esistono varie soluzioni tra cui scegliere.

Nei casi non complicati il vitreo non viene sostituito: l'intervento viene chiuso lasciando nella cavità vitreale il fluido di infusione, che a poco a poco viene completamente sostituito dall'umore acqueo naturalmente prodotto dai processi ciliari. In definitiva, l'occhio vitrectomizzato contiene umore acqueo in tutti i suoi spazi interni: camera anteriore, camera posteriore, camera vitrea.

In altri casi si procede al tamponamento della camera vitrea con un sostituto vitreale. Tra questi:

  • quando vi sia necessità di sostenere la retina che potrebbe ri-distaccarsi;
  • quando vi sia rischio emorragico post-operatorio (diabetici, vasculopatici);
  • quando vi sia rischio di ipotono post-operatorio.

Nella pagina dedicata ai tamponanti vitreali si possono reperire ulteriori informazioni riguardo questi composti.

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Pagina aggiornata il: 15 novembre 2008

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